Tecniche di lavorazione in agricoltura biologica
Lavorazione a due strati
E’ questo un tipo di lavorazione che permette di lavorare in profondità, rivoltando solamente la porzione di terreno superficiale. Si effettua una prima fessurazione del terreno per mezzo di attrezzi discissori ed il rivoltamento degli strati superficiali per mezzo di un’aratura leggera o con un frangizolle.
Lo stesso risultato si può ottenere con un unico passaggio, e con un notevole risparmio di tempo, con l’aratro ripuntatore, un aratro provvisto anche di denti ripuntatori che agiscono in profondità (almeno 50 cm.).
La forma e l’inclinazione dei denti ripuntatori, condiziona la risalita delle zolle e lo sforzo di trazione. Il dente dritto ha una maggior richiesta di potenza rispetto al dente curvo o inclinato, ma limita la risalita delle zolle e, ove presenti, dei sassi.
Questo tipo di lavorazione, se da una parte è molto veloce e consente il risparmio di una notevole quantità di tempo, dall’altra ha come limite il costo e l’elevata potenza richiesta per la sua esecuzione, ammortizzabile solo su grandi estensioni.
Lavorazione superficiale
Si realizza con aratri polivomere quando si è in presenza di residui da interrare o con coltivatori o estirpatori, alla profondità di 25-30 cm, con residui colturali scarsi o trinciati molto finemente.
L’aratura, pur garantendo un migliore interramento dei residui colturali, richiede un numero maggiore di passaggi, per il necessario affinamento.
A parità di profondità, l’intervento con attrezzi discissori è più rapido e conveniente dal punto di vista del consumo, anche per i successivi passaggi di affinamento, ma richiede una discreta potenza della trattrice.
Per il rivoltamento degli strati superficiali è necessario un passaggio con frangizolle e per la rifinitura serve un erpice rotante o l’utilizzo di attrezzi combinati. In presenza di abbondanti residui colturali non pienamente interrati al primo passaggio, sono da preferire attrezzi con denti disposti su più file on ampia luce rispetto alla superficie del terreno. Ciò per evitare ingolfamenti.
Minima lavorazione
Il presupposto per realizzare una lavorazione che non supera i 10-15 cm di terreno, è l’assenza di compattamenti e suole di lavorazione che creano impedimento allo sviluppo radicale e conseguente asfissia.
In terreni sciolti si sostituisce l’aratro con il coltivatore a denti elastici o con un frangizolle a cui vengono abbinati erpici a palette rotanti in grado di preparare direttamente il letto di semina. In terreni pesanti è necessario utilizzare macchine capaci di penetrare il terreno e favorire un primo sgretolamento ed il successivo impiego di un frangizolle o una zappatrice rotativa.
In qualche caso si può effettuare, anche con il solo passaggio di erpici a dischi, di peso elevato e con dischi di ampio diametro, per garantire l’interramento dei residui colturali. In linea generale, peso dell’attrezzo e dimensioni dei dischi devono aumentare in modo proporzionale alla pesantezza del terreno.
L’utilizzo dell’erpice a dischi è particolarmente interessante dato che ha un’alta capacità di lavoro, limitata richiesta di energia ed assenza di suole di lavorazione.
La lavorazione minima è una tecnica che può essere convenientemente utilizzata se non si evidenziano sintomi di compattamento ed asfissia. Essa può essere alternata, ogni tre o quattro anni, con una lavorazione a due strati o un intervento con attrezzi discissori a profondità superiori a quella abituale.
Non lavorazione
Si effettua con la semina diretta eseguita con seminatrici da sodo. E’ una tecnica che presenta presupposti interessanti rispetto alla protezione del suolo ed alla possibilità di intervento immediato non appena si creano condizioni di semina favorevoli. In agricoltura biologica, però, trova grandi controindicazioni nell’impossibilità di interrare fertilizzanti organici e residui colturali indispensabili al bilancio umico, inoltre si è dimostrata, in alcune prove, poco efficace nel controllo delle infestanti. Può essere però utilizzata per l’impianto di prati poliennali o trasemine di rinvigorimento, in terreni dove qualsiasi lavorazione sarebbe rischiosa per la stabilità del suolo, anche se le macchine esistenti non sono facilmente gestibili in terreni molto accidentati.
Il costo delle seminatrici da sodo, molto elevato, ne giustifica l’acquisto solo se vengono utilizzate per ampie superfici di lavoro.









