LA GESTIONE DELLE ERBE SPONTANEE IN AGRICOLTURA BIOLOGICA
Interventi preventivi per la gestione delle piante spontanee
Lo scopo è limitare il numero di piante spontanee o spostare l’equilibrio dell’agroecosistema in favore sia della coltura che di quella flora spontanea con minori caratteristiche di competitività.
Tra i metodi preventivi le rotazioni colturali hanno una grande importanza.
Le monosuccessioni o le rotazioni troppo strette creano, nel corso del tempo, le condizioni per proliferazioni incontrollate della flora spontanea.
Al contrario rotazioni corrette e sufficientemente “larghe”, pur non essendo risolutive, permettono un miglior controllo delle spontanee, che non hanno la possibilità di adattarsi e selezionarsi e i cui cicli sono disturbati da lavorazioni colturali, epoche di raccolta e competitività della coltura principale diverse anno per anno.
Un altro metodo preventivo è la falsa semina. Consiste nella normale preparazione del letto di semina e in un’eventuale irrigazione (in assenza di precipitazioni) a cui però non fa seguito la distribuzione del seme. Si favorisce così la germinazione degli organi di propagazione delle “infestanti” prima che la coltura sia in campo. Quando la flora spontanea ha raggiunto lo stadio di cotiledoni o di prime foglie vere si interviene con una lavorazione superficiale per eliminare le plantule. Durante questa operazione è necessario non rimescolare gli strati di terreno per evitare di riportare in superficie nuovi semi.
Per questo motivo la seconda lavorazione può essere sostituita da un intervento di pirodiserbo.
E’ anche importante limitare lo stock di semi presente in campo e la conseguente proliferazione di specie non desiderate evitando l’uso di sementi inquinate ed utilizzando per la fertilizzazione solo letame e liquame maturi.
Un periodo di maturazione sufficientemente lungo consente di abbattere il potere germinativo dei semi presenti in questi fertilizzanti.
Nella gestione delle infestanti ha mostrato una buona efficacia anche il metodo delle cover crops, che consiste nell’impianto di una coltura, non necessariamente destinata al raccolto, nei mesi in cui solitamente il terreno rimane nudo. Si impedisce così la proliferazione e la disseminazione di infestanti nel periodo in cui non vi sono altre colture in atto, inoltre si può favorevolmente utilizzare la capacità che hanno alcune piante, come ad esempio la segale, di ridurre la capacità di germinazione dello stock di semi presenti nel terreno attraverso la produzione di sostanze allelopatiche.
Le cover crops hanno un effetto favorevole oltre che nel controllo delle piante spontanee, anche nel riciclaggio dei nutrienti, nella riduzione dell’erosione dei suoli, nell’incrementare il tenore in sostanza organica e, nel caso si tratti di leguminose, aumentano il tenore in azoto del terreno.
Una volta sfalciate le cover crops possono essere interrate oppure utilizzate come pacciamatura verde. Nel secondo caso si ha riduzione dell’emergenza delle infestanti, minor evaporazione dal suolo, che rimane più fresco nei mesi estivi e lento rilascio dei nutrienti.
Effetti simili possono essere ottenuti facendo ricorso ad altri materiali pacciamanti, come materiali plastici (polietilene nero a bassa densità in particolare), materiali plastici biodegradabili a base di amido di mais (mater-bi), prodotti a base di cellulosa o di cellulosa e torba e pacciamature vegetali (paglia o cippato). Il polietilene è il materiale più usato, per la facilità di posa, la resistenza meccanica, la capacità di trattenere il calore, il discreto effetto precocizzante e, naturalmente, il buon controllo delle spontanee. Gli svantaggi di questo materiale sono le difficoltà di smaltimento a fine campagna e il divieto o la limitazione di utilizzo imposto da alcuni disciplinari. Le plastiche biodegradabili e i materiali a base di cellulosa risolvono il problema dello smaltimento, ma non sempre la loro durata è sufficiente ad assicurare nel tempo un effetto sufficiente nel controllo delle piante spontanee. Inoltre, soprattutto la carta, sono soggetti a frequenti rotture.
L’utilizzo di materiali vegetali presenta il vantaggio di migliorare le caratteristiche fisico-chimiche del suolo e, secondo alcuni autori, di contenere il numero di fitofagi.






