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La gestione delle erbe spontanee in agricoltura biologica

Pacciamatura

Tipica pratica dell’orticoltura sia in serra che pieno campo. Il principio sfruttato è quello di devitalizzare le malerbe togliendogli la luce; i materiali impiegati sono diversi per qualità ed efficacia.

Per ragioni di costi, i teli si stendono solo sulla fila prima della semina/trapianto, anche se c’è chi, in coltura protetta, copre pure l’interfila (es. su fragola, melone, pomodoro, cetriolo): in questo caso vi consigliamo di adoperare la paglia.

Ecco una breve rassegna su pregi e difetti dei vari materiali:

Polietilene nero: è molto diffuso nella coltivazione primaverile e autunnale delle orticole, produce un buon riscaldamento del terreno e un eccellente controllo delle malerbe; d’estate diventa pericoloso per il surriscaldamento del terreno che induce, a meno che la vegetazione della coltura non sia abbastanza sviluppata da intercettare i raggi solari. Non è biodegradabile, per cui a fine ciclo va raccolto e smaltito (costi).

Polietilene semi-trasparente (fumé): è utile nelle coltivazioni molto anticipate di orticole amanti del caldo (melone, anguria); rispetto al polietilene nero migliora la precocità della raccolta e induce un maggiore surriscaldamento del terreno; non è biodegradabile.

Polietilene bianco: in realtà ha due diverse colorazioni: bianco sulla faccia superiore, nero su quella inferiore; il colore bianco lo rende utile nella coltivazione estiva degli ortaggi, quando cioè l’intensità delle radiazioni solari è intensa (così il terreno non si surriscalda), piuttosto che in quella primaverile o autunnale (il terreno faticherebbe a scaldarsi); non è biodegradabile.

Cellulosa: è molto apprezzata per la sua biodegradabilità e il suo impiego si sta diffondendo sempre anche tra i non biologici. In genere prima di sfaldarsi irrimediabilmente presta un onorato servizio per almeno 3 mesi che dovrebbe essere un intervallo di tempo sufficiente per affrancare la coltura dalle insidie delle malerbe. Se la sua durata dovesse essere minore è possibile che la qualità del materiale sia scadente. Degradandosi biologicamente, la sua longevità è inversamente proporzionale al numero e all’intensità delle piogge. Il suo impiego con la trapianta-pacciamatrice è poco agevole, in quanto la scarsa elasticità del materiale fa sì che tenda a strapparsi un po’ troppo facilmente lungo la linea di interramento e pertanto è meglio stenderla a mano. La sua capacità di contenimento delle malerbe è buona, mentre quella di scaldare il terreno è bassa, vista la colorazione chiara. A fine coltura si interra con un’erpicatura o una fresatura. Saranno poi i microbi a degradarla.

Amido di mais: si tratta di un materiale biodegradabile per il quale valgono le stesse considerazioni fatte sulla cellulosa; anche in questo caso la durata del telo varia in funzione delle condizioni climatiche e della qualità della materia prima, tuttavia, ha meno problemi della cellulosa nell’essere steso con una tapianta-pacciamatrice. Per quanto riguarda la sua influenza sulla temperatura del terreno, valgono grossomodo le stesse considerazioni del polietilene nero. Si interra come la cellulosa.

Paglia: ingiustamente sottovalutata, è in realtà un gran bel materiale da usare per la pacciamatura. Si può usare sia sulla fila che sull’interfila, ma il suo impiego più diffuso è sull’interfila in combinazione con teli bio- o non biodegradabili stesi sulla fila. Come si procede: dopo un rapido controllo meccanico sull’interfila la si stende sul terreno soffice che verrà mantenuto a lungo libero da malerbe, privo di crosta e sufficientemente arieggiato; inoltre l’azione schermante della paglia preverrà l’imbrattamento dei frutti da parte degli schizzi d’acqua misti a terra (eccellente su fragola, melone, anguria, zucca, pomodoro da salsa, melanzana, peperone). Può essere usata sia sminuzzata che grossolana; a fine coltura può essere nuovamente raccolta, oppure interrata: in questo caso la sua degradazione microbica è facilitata se il materiale viene preventivamente trinciato e se si sparge sopra un po’ di borlanda o di pollina. Altri pregi sono la sua discreta resa in humus e il fatto che costa poco e che si può produrre in azienda. L’impiego della paglia ha qualche limite nelle zone dove il vento spira forte, anche se dopo una pioggia o un’apposita irrigazione si compatta abbastanza da presentare meno problemi; un altro limite è che si deve stendere a mano.

Ulteriori approfondimenti sul controllo delle erbe infestanti  

 

                                         

 

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